La comunicazione ai tempi della mobilità sostenibile

A metà degli anni Sessanta, il filosofo e sociologo Marshall Mc Luhan affermava che “Il medium è il messaggio”, anticipando di fatto il dibattito sulla comunicazione ai tempi di internet e dei social media.
Ciò che vogliamo dire, se ben costruito e trasmesso con il giusto mezzo, può innescare e promuovere un cambiamento, stimolare un nuovo mindset, orientare il pensiero.

In un futuro che è già presente, la comunicazione può quindi diventare la bussola per orientare la rivoluzione green e promuovere un pianeta più equo, verso una mobilità all’insegna della sostenibilità.

Introduzione: evoluzioni in corso

Dalla Bic al Bit. Comunicazione e media tra ieri e oggi

“Caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’…” cantava Lucio Dalla. Correva la fine degli anni Settanta, il profumo di inchiostro, la minuziosa scelta della carta su cui scrivere i nostri pensieri, le nostre emozioni, le nostre avventure. Foto patinate dei luoghi visitati incorniciavano nel tempo le nostre vacanze e protagonista dei momenti più attesi di un’estate ormai alle porte era lei: la cartolina.
Il primo vero social network della storia. Ebbene sì: vi troviamo l’immagine, uno stato conciso ma emozionale e addirittura un primo accenno di geolocalizzazione – “noi siamo qui”, con tanto di puntatore -.
La comunicazione era intima, pensata, ragionata, in una parola: lenta. 

La società iperconnessa di oggi è frutto di un’evoluzione tecnologica che negli ultimi vent’anni ha cambiato profondamente il modo di comunicare. Nella nostra quotidianità si sono affacciati nuovi media ma anche e soprattutto nuovi linguaggi.
Nel cosiddetto “diluvio commerciale” degli anni Ottanta, così come definito da uno dei principali esperti di comunicazione di massa, Jay Blumer (1992), si inizia a fare i conti con il concetto di marca dovuto allo sviluppo della grande distribuzione. I consumatori possono trovare lo stesso prodotto in tutti i negozi, di conseguenza la marca deve essere promossa e comunicata.
La necessità delle aziende di fare pubblicità non incontra l’offerta dell’epoca e tale pressione, unita al progredire della tecnologia, porta alla necessità di modificare il modello di comunicazione così come concepito fino a quel momento.

Lo sviluppo negli anni Novanta della rete mondiale, meglio nota come world wide web, dà origine ad una rivoluzione della comunicazione basata sul concetto di interattività. Emittente e ricevente interagiscono in un rapporto dapprima bidirezionale, che nel progredire costante delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione si trasforma in “personale”.
Riprendendo un celebre pensiero di Manuel Castells (1996),

…la radio ha impiegato trent’anni per raggiungere sessanta milioni di persone, la televisione lo ha fatto in quindici anni; internet lo ha fatto in soli tre anni dalla nascita del world wide web.

La comunicazione oggi è diretta, digitale, efficiente, in una parola: veloce.

L’utilizzo delle nuove tecnologie ha profondamente cambiato la nostra quotidianità e nuovi strumenti di comunicazione richiedono un nuovo linguaggio.

Nell’italiano della comunicazione digitale assistiamo alla nascita di quello che possiamo definire come un mix di lessico scritto e parlato: l’italiano digitato (Erika Gastaldi, 2002). Tecnicismi, anglicismi, abbreviazioni, acronimi, emoticon ed emoji, compongono la lingua della società di oggi.
Non necessariamente un impoverimento linguistico. Al contrario, l’apertura della nostra lingua a nuovi contesti apporta un arricchimento del nostro modo di comunicare.

Ciò che si rende necessario, quindi, è non demonizzare la lingua all’epoca dei social, bensì istruire su come sia possibile comunicare correttamente attraverso la tecnologia. E farlo ASAP, possibilmente.

Comunicare le evoluzioni

Ecoimpronta, Dop Economy, Cyberlavoro, Entrepreneur. Indizi in codice? Molto di più: neologismi.
Concetti che ci consegnano il ritratto di una società, la nostra, in costante movimento, in cui il linguaggio rappresenta uno strumento di valutazione della dimensione culturale e la comunicazione ci fornisce la chiave di lettura. Il neologismo nasce con lo scopo di dare un nome ad una realtà che assume più rilievo rispetto ad un periodo trascorso, donandogli in un certo senso l’immortalità. 

Abitudini, tendenze e tecnologia hanno mutato profondamente il nostro modo di comunicare, così come l’attuale momento storico legato alla crisi pandemica. Un legame profondo, dunque, quello che da sempre lega lingua e società. Come sottolinea la sociolinguista Vera Gheno, la lingua registra ogni cambiamento sociale e ne conserva traccia: un nuovo concetto implica una modifica della nostra lingua e per poterlo esprimere, dunque, nascono parole nuove. 

Ma succede anche che linguaggi ed espressioni d’uso che prima avevano un significato lo trasformino, adattandolo a nuovi contesti (ciò che in linguistica si chiama slittamento semantico). Basti pensare a ciò che sottendiamo oggi utilizzando l’aggettivo virale o il verbo tamponare. Espressioni appartenenti al campo della medicina che si fanno largo nella vita quotidiana. Per non parlare di espressioni relative allo stato d’animo come sono positivo, che oggi ci guardiamo bene dall’utilizzare durante una cena con gli amici.

Rinnovamento linguistico che trova oggi nel cambiamento climatico e nella crisi energetica in particolar modo un registro completo di vecchi e nuovi vocaboli, anglicismi e qualche distorsione. Così nell’ampio spettro dell’universo sostenibile accade ciò che Maurizio Pallante indica come Manipolazioni semantiche sulla crisi ecologica (Febbraio 2022), in cui si identificano come sinonimi concetti in realtà differenti, come energia rinnovabile o energia pulita, coniando nuove definizioni, vedi parco eolico. Curiosa l’esigenza di sostituire una tipologia di impatto ambientale con uno meno rilevante, che induce qui ad esorcizzare il termine parco, “vestendo” di verde il buon vecchio impianto di energia rinnovabile.
Oltre il cosiddetto greenwashing, ovvero l’utilizzo alterato della sostenibilità a fini promozionali, questo momento storico è anche fecondo di contaminazioni positive. La nostra impronta sul Pianeta è caratterizzata da una serie di nuove parole che elogiano il ritrovato legame tra Uomo e Madre Terra.

Parole che celebrano la sostenibilità

Upcycling

Si traduce nell’utilizzo di materiali riciclabili al fine di creare prodotti con un valore maggiore rispetto ai materiali originali, trasformando così i rifiuti in oggetti di valore. 

Geoengineering

Parola usata per indicare i progetti su larga scala nati con l’obiettivo di rallentare o invertire gli effetti del cambiamento climatico. Un’azione umana indirizzata al riequilibrio di oceani, suolo, atmosfera. 

Green Design

La progettazione di prodotti come automobili, edifici o servizi ed esperienze sensibili alle questioni ambientali, che raggiungono una maggiore efficienza ed efficacia in termini di energia e materiali.

Net Zero

Il raggiungimento dell’obiettivo “zero emissioni nette” significa che la quantità di anidride carbonica rilasciata nell’atmosfera dalle attività di un’azienda è bilanciata da una quantità equivalente rimossa.

Mottainai

 (もったいない)
I giapponesi usano questa parola per indicare il senso di rammarico che provano quando qualcosa di prezioso viene sprecato. Letteralmente, può essere tradotto con “non sprecare nulla di degno”.

Eutierra

Neologismo introdotto dal Professor Glenn Albrech, che combina le parole greche eu (buono) + tierra (Terra) e descrive il sentimento positivo che si prova nel sentirsi un tutt’uno con la Terra e le sue forze vitali.

Morbique

Da morbus (in latino, malattia) è un neologismo utilizzato dai paesi anglofoni per indicare il desiderio morboso di viaggiare in luoghi e sperimentarli prima che siano irreparabilmente danneggiati dal cambiamento climatico o da altri cambiamenti artificiali. La morbosità è di solito inasprita dal fatto che il mezzo di trasporto necessario per raggiungere la destinazione può contribuire alla sua ulteriore distruzione. 

Vliegschaamte

Parola olandese che indica la vergogna di prendere l’aereo (vlieg = volo + schaamte = vergogna).

Treintrots

Altra parola olandese che fa riferimento alla mobilità sostenibile. Fa riferimento all’orgoglio di chi sceglie il treno (trein = treno + trots = orgoglio).

Comunicare la mobilità sostenibile

La consapevolezza è possibile solo attraverso il cambiamento; il cambiamento è possibile solo attraverso il movimento.

Aldous Huxley

Muoversi è uno dei bisogni fondamentali dell’uomo. Allo stesso tempo, rappresenta un’opportunità di crescita, di cambiamento, di nuove consapevolezze. Farlo in maniera sostenibile significa possibilità di spostarsi in libertà, comunicare e stabilire relazioni senza mai perdere di vista l’aspetto umano e quello ambientale, oggi come in futuro -World Business Council for Sustainable Development-.

Il nostro concetto di mobilità è strettamente correlato a quello di trasporto. Ci spostiamo in maniera sempre più veloce e interattiva, ricerchiamo reti di trasporto urbano intelligenti e sostenibili, integrate a sistemi di comunicazione digitalizzati. In questa cornice, la crisi dovuta al Covid-19 ha rappresentato un momento di rottura, che ha portato ad un incremento della sensibilità green individuale e ha imposto di rivalutare il significato di quotidianità correlata a lavoro e stile di vita, dunque anche di movimento. 

Se è vero, però, che gli italiani non rinunciano a possedere un’automobile – nel 2020 l’Italia ha raggiunto quota 660 auto ogni mille abitanti -, l’indagine promossa da Altroconsumo con il fine di indagare il livello di soddisfazione correlato all’utilizzo dei servizi di mobilità condivisa, mostra la tendenza ad una diminuzione di utilizzo negli spostamenti in città.
Per inquadrare lo stato dell’arte e cercare di offrire una risposta efficace rispetto alle esigenze degli agglomerati urbani, è interessante dare un’occhiata ai dati emersi dall’inchiesta, focalizzata nelle città di Roma e Milano. 

  • Tra chi utilizza i servizi di MaaS-Mobility as a Service, l’84% dei milanesi e il 90% dei romani continua comunque a guidare la propria auto, in media 4 volte alla settimana
  • L’uso dei mezzi pubblici è sensibilmente più diffuso a Milano (73%) rispetto a Roma (46%)
  • Il car sharing senza autista è il servizio più utilizzato in entrambe le città (75% Milano, 62% Roma), seguito a Milano dal bike sharing (48%) e a Roma dal car sharing con autista (39%)
  • Le piattaforme per la condivisione di monopattini e scooter ottengono il giudizio d’insieme più basso.

Promuovere ed educare ad un cambio di mindset verso mezzi sostenibili di trasporto, significa mettere in campo azioni di confronto e dialogo con i cittadini, con i media, con gli enti di formazione e con il mondo delle imprese. Riprendendo il concetto espresso da Alberto Zavatta, esperto di comunicazione strategica, nell’articolo “Comunicare la mobilità”:

le misure destinate ad avere successo saranno quelle che sapranno parlare di mobilità sostenibile alle persone per le quali sono state concepite e progettate: comunicare direttamente e indirettamente con gli utenti sarà la discriminante, il valore aggiunto. 

La comunicazione è l’elemento chiave di questo processo evolutivo e dovrà essere diretta, chiara e sempre più personalizzata. Possibilmente creativa. La mobilità del futuro è social e digital e così dovrà essere il modello di comunicazione, coinvolgendo e stringendo una forte relazione con i propri destinatari, tramite un rapporto bidirezionale di crescita congiunta. 

Quali strumenti e quali benefici?

Realizzare attività di informazione, marketing ed educare ad una nuova mobilità urbana attivando una serie integrata di misure basate su tecnologia e politica. Webinar, eventi dedicati alla formazione, programmi di Open Innovation, strumenti di Gamification. Per tenere alto il valore della comunicazione e promuovere una cultura sostenibile.

Come ci mostra il rapporto Civitas sulla promozione della mobilità sostenibile, campagne di marketing e messaggi efficaci apportano benefici a diversi target:

Collettività

Cambiare il comportamento della società verso stili di vita più responsabili è un’azione di medio-lungo raggio che richiede integrazione tra gli strumenti e trasparenza dei processi di pianificazione.
Promuovere trasporto pubblico e sistemi di mobilità non motorizzati facendo leva sulle maggiori condizioni di sicurezza dovute a minore congestione del traffico urbano, sul miglioramento della qualità dell’ambiente, della propria vita.
Gli aspetti positivi di una diminuzione del chilometraggio possono portare ad un calo della domanda di nuove infrastrutture per il trasporto, quindi ad una minore spesa pubblica.

Singoli

Mobilità sostenibile come sinonimo di risparmio economico. Partecipare, ad esempio, a corsi di eco-guida, per ridurre il consumo di carburante delle automobili di proprietà del 10/15%, imparando stili di guida più efficienti e sicuri.
Incentivi a presenziare a “forum della mobilità”, diventando così parte attiva del processo di pianificazione di nuove iniziative.

Imprese

La mobilità come brand. L’azienda deve essere in grado di recepire i bisogni, le preferenze, ciò che è tendenza e ciò che alla comunità proprio non va giù. Occorre essere in grado di modificare la proposta progettuale per generare credibilità e fiducia.
Dall’approccio corporate al marketing di prodotto, verso il coinvolgimento globale del marchio, dove la sostenibilità diventa aspetto cruciale di ogni segmento aziendale.
Ma la promozione di una cultura aziendale sostenibile passa in primis attraverso i dipendenti. Incentivi alla micromobilità e alla mobilità condivisa, servizi di infomobilità saranno alla base del lavoro di coloro i quali rappresentano figure professionali sempre più strategiche: i Mobility Manager, che tramite lo strumento del Piano Spostamenti Casa-Lavoro (PSCL), sono chiamati nelle grandi aziende a razionalizzare, in termini di efficienza, la mobilità del personale. 

Vince chi convince: la campagna Bologna 30

Premiata come la migliore campagna di mobilità sostenibile 2021, Bologna30

è un’iniziativa guidata dai cittadini che raccoglie evidenze scientifiche, dati, statistiche e best practice da tutta Europa per sensibilizzare i cittadini sui pericoli del traffico urbano

come cita il post che annuncia la vittoria.

La campagna 30logna, veicolata con l’hashtag #Bologna30, ha raccolto il maggior numero di like, retweet, condivisioni e commenti sui canali social Facebook, Twitter e Instagram, primeggiando su un totale di 645 progetti in lizza.

Finalizzata a promuovere l’obiettivo dei 30 km/h in città, Bologna 30 (30logna) si è aggiudicata la vittoria come migliore iniziativa dal basso europea per la mobilità sostenibile. Un grande riconoscimento per i promotori del progetto, che è riuscito nell’obiettivo di coinvolgere il pubblico attirando l’attenzione sul tema oggetto della campagna, promuovendo nel contempo una raccolta firme per chiedere all’amministrazione comunale di far adottare a Bologna il limite di velocità entro la fine del 2022. 

Lo staff di Dynamo Velostazione, promotore dell’iniziativa, è partito da una constatazione. Le città30 sono già una realtà in tutta Europa: Francia, Belgio, Spagna, Olanda, Austria, Finlandia… solo noi rimaniamo indietro. Possibile non riuscire mai a copiare gli esempi migliori?

Verso una cultura rivolta al benessere del pianeta ed un nuovo modo di concepire la mobilità, in cui il dialogo dovrà essere tra pari, concertando gli sforzi comuni fino ad intendere la sostenibilità come nuova normalità.

Amministrazioni, aziende, politica e società civile insieme, in un processo di democrazia partecipativa in cui la comunicazione diventa lo strumento che permette di colmare il divario tra decisori e i destinatari, per una sfida realmente condivisa e collettiva.

In fondo, come ci ricorda lo scrittore Stefano Benni:

La comunicazione perfetta esiste. Ed è un litigio.

In copertina: foto di Nubia Navarro da Pexels.

Ambasciatrice di sane relazioni e problem solver creativa. Cittadina di adozione con la campagna nel cuore. Anima suddivisa tra rock e gatti, il binomio perfetto

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