Innovazione sociale: uno strumento per le nostre città

Il primo studioso a parlare di Social Innovation fu probabilmente Max Weber agli inizi del ‘900 quando provò a definire il legame tra ordine sociale e innovazione. Oggi lo stesso termine ha raggiunto la giusta maturazione per diventare a tutti gli effetti un importante strumento di trasformazione territoriale grazie a un approccio pratico orientato a trovare soluzioni adeguate alle sfide di carattere sociale che, in particolar modo le città, si trovano a dover affrontare. 

8 trend per capire il cambiamento

Il primo aspetto che occorre sottolineare per capire l’utilità degli approcci di Innovazione Sociale, ha a che fare con quei trend globali che stanno avendo delle ripercussioni sull’assetto sociale ed economico delle nostre città. Attingendo all’incontro con Fabio Sgaragli (Open & Social Innovation Manager) organizzato durante l’Innova(c)tion Digital Week del 2020, possiamo evidenziare in particolare 8 grandi trend:

1. Cambiamento demografico

Le città si stanno trasformando da un punto di vista sia etnico che generazionale: il primo punto evidenza la necessità di integrare le nuove etnie sul territorio, il secondo di mantenere attiva una parte della popolazione più anziana e, contemporaneamente, di assicurare un lavoro adeguato alle nuove generazioni che sia anche in grado di apportare benefici diretti alla Comunità di cui si è parte

2. Urbanizzazione e Migrazione

Nell’ultimo secolo si è accentuato il fenomeno della migrazione della forza lavoro verso i centri urbani che, al seguito dello sviluppo industriale e della società dei servizi, ha offerto migliori occasioni di lavoro rispetto alla campagna e ha accelerato a sua volta l’urbanizzazione delle città. Questo fenomeno se non ben organizzato cambia il profilo delle città e le prospettive di qualità della vita

3. Ineguaglianze

L’asse della ricchezza globale, grazie all’effetto combinato di globalizzazione e digitalizzazione, si sta spostando: si stanno creando nuove classi di ricchi e super ricchi a scapito delle classi medie e meno abbienti che si ritrovano nell’impossibilità di poter accedere a lavori di qualità e, di conseguenza, alla condivisione delle ricchezze; non a caso si parla di scomparsa della classe media. Il coefficiente di GINI (strumento che misura il tasso di diseguaglianza e di ricchezza di un Paese) è in aumento in tutto il mondo ma in particolar modo nelle economie più mature. Questo fenomeno, presente a livello globale, si fa sempre più sentire all’interno della stessa città

4. Scarsità delle Risorse

Siamo arrivati alla tanto annunciata situazione di crisi in cui le risorse naturali rigenerate dalla biosfera in un anno non sono in grado di reggere la richiesta di consumo da parte dell’uomo. È necessario pensare a nuove forme di consumo e di produzione in grado di eliminare gli sprechi e ottimizzare l’utilizzo delle risorse naturali disponibili. Le città sono grandi consumatrici di risorse.

5. Cambiamento Climatico

Lo stile di vita occidentale non è funzionale alla situazione climatica che, nell’ultimo anno e per effetto di decisioni prese a livello economico e politico che hanno avuto ripercussioni sul nostro modo di vivere, fa presagire un aumento della temperatura terrestre e, quindi, delle calamità naturali a cui le città non sono adeguatamente preparate

6. Smaltimento dei Rifiuti

Lo stile di vita occidentale (ormai diffuso un po’ ovunque), sta sommergendo la nostra terra di rifiuti generando fenomeni mai visti prima (es. l’isola di plastica, discariche in pieni centri urbani, inquinanti nei suoli e nei mari che finisco senza troppa resistenza nella catena alimentare). Si tratta di ripensare l’economia, prevedendo situazioni virtuose di economia circolare in cui il rifiuto (o scarto di produzione) prima ancora di essere prodotto, trova la sua giusta collocazione in un sistema di produzione a impatto zero sull’ambiente

7. Salute e Nuove Malattie “Sociali”

La pandemia da covid19 ha evidenziato la non adeguatezza del modello sanitario occidentale a far fronte a nuove e inattese malattie globali. La pandemia ha esasperato un fenomeno che già da diverso tempo stava prendendo forma all’interno delle nostre città: l’isolamento e la conseguente depressione, fenomeno difficile da sanare soprattutto per la popolazione più anziana. Già prima della pandemia in Inghilterra era stato istituito il Ministero della solitudine: l’isolamento sociale ha un effetto dannoso sulla salute quanto quello dell’obesità o del fumo di 15 sigarette al giorno. La solitudine è associata alla riduzione dell’aspettativa di vita, problemi cardiaci e demenza senile (Perspectives on Psychological Science, Vol.10, No.2, 2015)

8. Nuove Tecnologie

Cambiamenti demografici, inurbamento, famiglie e comunità che si allontanano geograficamente ed emotivamente, sono tutti elementi che contribuiscono a rendere il problema dell’isolamento sociale sempre più presente. A tutto questo si aggiunge la tecnologia che, in base alla finalità con cui viene utilizzata e alle modalità con cui il suo utilizzo viene diffuso, può essere considerato un good tool o un bad tool (uno strumento che accorcia le distanze fisiche e rende possibile l’erogazione di servizi anche a distanza o uno strumento che alimenta la solitudine e il digital divide). E’ l’uso che se ne fa della tecnologia che ne definisce l’aggettivo.

Cambiare le città

Tenendo a mente questi 8 punti, proviamo ora a guardare la nostra città da spettatori.

Nelle nostre città si sta combattendo una battaglia tra cittadini che scivolano verso un futuro sempre meno certo e complesso e Amministrazioni Pubbliche che hanno sempre meno budget. E’ proprio in questo contesto che prende piede il grande tema dell’innovazione sociale.

Ph Valerio Pellegrini

Storicamente, casi di innovazione sociale emergono quando le istituzioni esistenti mostrano segni di tensione e inappropriatezza rispetto alle esigenze della popolazione e aumentano, di conseguenza, i problemi di coesione sociale, disoccupazione, decadimento urbano, disoccupazione giovanile e criminalità. I progetti di innovazione sociale hanno da sempre rappresentato, all’interno delle città, un potente strumento di trasformazione sociale e motore di cambiamento.

In un tale scenario, i cittadini si auto organizzano per condividere alcuni beni e servizi e per renderli accessibili a una maggiore platea di beneficiari passando da una logica di acquisto e di proprietà a una logica di condivisione e di accesso ai servizi e ai beni. Il modello è quello utilizzato dalle grandi piattaforme digitali come AirB&B, Uber, Amazon, con l’unica differenza che mentre questi colossi sfruttano la sharing economy per abbattere il costo di accesso a servizi e beni e concentrano nelle mani dei proprietari la maggior parte delle ricchezze prodotte, nei casi di innovazione sociale che stanno nascendo nelle nostre città le persone si prestano cose, si scambiano tempo e competenze, si danno la possibilità di accedere a delle capacità inespresse o sottoutilizzate dal sistema e tutto per consentire l’accesso al servizio/bene a una maggiore platea di persone e per migliorare la qualità della propria vita. 

Chris Anderson (saggista e giornalista statunitense, direttore di Wired USA dal 2001 al 2012) a proposito dell’Innovazione Sociale afferma che “The model is open innovation and community creation”, sottolineando due aspetti fondamentali nei progetti di Innovazione sociale:

  • Sono guidati da comunità di persone a beneficio della Comunità stessa
  • Applicano un modello di innovazione aperta, trasparente, di condivisione dei risultati a beneficio di tutti, opposto al modello di innovazione chiuso fatto di brevetti e esclusività

“The model is open innovation and community creation”

Chris Anderson

Innovazione Sociale, di cosa stiamo parlando?

Foto di Polina Zimmerman da Pexels

Dopo questa premessa, possiamo concederci qualche definizione di Innovazione Sociale, promettendo di approfondire il tema in altri articoli con casi concreti e spunti metodologici per chi volesse cimentarsi in progetti nel proprio contesto urbano.

Con il termine “social innovation” in genere si indica la capacità delle innovazioni di rispondere ad una domanda collettiva di bisogni nuovi o non ancora soddisfatti, in grado di migliorare il benessere delle persone attraverso l’offerta di nuove soluzioni o soluzioni preferibili rispetto a quelle adottate in precedenza, creando nuove relazioni sociali e nuove collaborazioni.

In generale si tratta di interventi e progetti realizzati grazie alla collaborazione tra pubblico e privato, volti a migliorare le condizioni di vita delle persone e delle Comunità, non generati da un disegno politico imposto dall’alto ma dall’incontro di iniziative promosse dal basso e politiche definite dall’alto. Come sostiene Fabio Sgaragli

l’innovazione sociale rappresenta un cambiamento nel modo di fare le cose, un elemento innovativo nel contesto della collettività. Un’interruzione rispetto alle soluzioni generalmente utilizzate che presenta una risposta costruttiva a problemi di ordine economico e sociale

La Social Innovation contribuisce così al miglioramento degli individui e delle Comunità e, se operata da movimenti sociali sufficientemente autorevoli, può essere fonte di trasformazione sociale e motore di cambiamento. E’ per questo che la Social Innovation dev’essere considerata una risorsa strategica per tutte le Amministrazioni che vogliono pensare allo sviluppo della società in modo nuovo e per tutte quelle aziende che vogliono operare in sinergia con le reali esigenze del territorio.

La Social Innovation è fatta di idee, creatività, strumenti, metodologie innovative che trasformano principi teorici e ricerca in azioni a favore delle comunità, sempre più attente alla sostenibilità e allo sviluppo di “territori intelligenti” in grado di far fronte agli 8 grandi trend che sempre di più interesseranno le nostre città.

Foto di copertina: picjumbo.com from Pexels

Mina Distratis

Allenatrice di obiettivi. E' convinta che la vita sia una questione di scelte e che la creatività ci salverà.

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