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Pubblicato il 19 novembre 2018 | by Maria Elena Basso

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Escape room: l’esperienza dell’Innova(c)tion Team

Non ho la più pallida idea di cosa sia una Escape Room quando il gruppo di lavoro per l’Innovaction Day mi chiede di fare un’intervista a coloro che ho sopranominato, a loro insaputa, i Tre Moschettieri, gli ideatori della stanza esperienziale “A spasso nel tempo”. Partecipo silenziosamente ad un incontro con loro, i Moschettieri, e cerco forsennatamente di carpire informazioni fondamentali che mi orientino nel comprende cosa caspita siano queste Escape Rooms. Faccio capolino nella stanza dove generano idee e soluzioni e impongo un po’ la mia presenza per intervistarli. Ridono sonoramente all’idea di questa intervista.

Davanti a me ho tre ingegnosi signori che snocciolano idee e soluzioni alchemiche. Li guardo incuriosita e affascinata. I Tre Moschettieri sono Giuseppe Mattacchioni, Alessio Rago e Massimo Petrucci.

Butto lì la mia prima e ovvia domanda: Ma cosa sono queste Escape Rooms?

E’ Alessio a rispondermi, mentre Giuseppe estrae idee dal sul PC per preparare la futura escape room in vista dell’Innova(c)tion Day, e Massimo organizza una moltitudine di fogli.

Da dove è nata l’idea di creare una escape room per l’Innovaction Day?

Questa volta la risposta è un po’ corale: “Beh, ci è venuta durante un incontro fatto tutti insieme, una specie di brainstorming. Poi qualcuno ha buttato lì l’idea e ci è piaciuta. L’abbiamo colta, ci siamo interfacciati e ci siamo buttati. E’ stata un po’ una sfida. Qualcuno di noi aveva già provato l’esperienza della escape room e l’abbiamo trovata divertente. E poi abbiamo trovato questa idea ‘giusta’ per una giornata sull’innovazione come quella in Renault.”

In che modo l’escape room può essere considerata ‘innovativa’ come idea?

Giuseppe e Alessio sono concordi nel rispondermi: “Le aziende cercano sempre di più nei loro collaboratori capacità come il team building, il problem solving, la creatività e l’intraprendenza. E tutto questo lo si può creare e sperimentare attraverso le escape rooms. Per uscire dal labirinto, dalla stanza, hai bisogno di tutte queste capacità. In fondo l’escape room ti obbliga a mettere insieme tutto quello che sai e a tirare fuori nuovi risultati. Solo così trovi la soluzione per uscire dalla stanza. Insomma, è uno stimolo creativo e proprio per questo è innovativo.”

Se ci fosse una lezione da imparare in questa esperienza delle ‘escape rooms’ quale sarebbe?

E’ Alessio a risponde alla domanda: “Per me ci sono due lezioni che si possono imparare da questa esperienza. La prima è personale: impari a confrontarti con te stesso e con le tue capacità, con la tua inventiva e impari ad accettare le sfide perché non sai cosa ti aspetterà lì dentro, quali soluzioni dovrai trovare, cosa dovrai inventarti per uscire. L’altra lezione è una lezione più di gruppo: ci si diverte insieme mentre si cerca di trovare soluzioni e nuove idee, di scoprire nuove modalità di collaborazione giocando. E poi impari ad usare l’intuizione e a metterla a disposizione del gruppo. Ognuno entra nella stanza con il suo bagaglio di esperienze che mette a servizio degli altri. Obbliga, in senso buono, a tirar fuori il senso pratico e la collaborazione tra i partecipanti, ad applicare il pensiero laterale e a lavorare anche sullo stress, perché hai un tempo da rispettare e questo un po’ di ansia te la dà… 

In che modo è interessante per le aziende usare le escape rooms come esperienza al loro interno?

I Tre Moschettieri mi rispondono alternandosi: “Le escape rooms sono un po’ lo specchio del nostro tempo, della realtà lavorativa che stiamo vivendo negli ultimi anni che è fatta spesso di urgenze, quindi di stress che devi saper gestire. E’fatta di efficienza e di capacità di lavorare in gruppo. Infatti quasi tutte le aziende ormai creano delle aree comuni dove lavorare, niente più uffici chiusi e barriere. Questo lo possiamo vedere anche qui in Renault. Le aziende sono oggi più sensibili e attente alle soft skills quando selezionano. Ecco allora che le escape rooms sono una buona idea per testare le capacità di problem solving, di team building, di gestione dello stress, di pensiero reversibile e laterale.”

I miei ospiti si calano in una fitta conversazione tra di loro, alla ricerca di soluzioni e idee da mettere nella stanza “A spasso nel tempo” che ci aspetta il 9 novembre.  Capisco che il mio tempo è finito e in fondo mi piace lasciarli così, intenti a lavorare sul loro progetto, mentre parlano fitto fitto.

A noi non resta che aspettare la fatidica data per andare a sperimentare la loro creatura.

 

[questo articolo è stato scritto prima del 9 novembre, quando ancora non si sapeva che forma avrebbe preso la stanza esperienziale “A spasso nel tempo”]

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