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Pubblicato il 17 gennaio 2018 | by Massimo

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Apologia del disordine

Siamo abituati a ragionare in termini di ordine. Siamo formati a tenere le nostre cose in ordine, ad ordinare i nostri libri o cd, a non saperci confrontare adeguatamente con una situazione di disordine. In qualche modo ciò che non è in ordine tende ad aumentare la nostra inquietudine. La stessa parola disordine comporta una negazione, un antipattern, una condizione che non assurge ad avere una propria dignità di essere.

Spesso l’ordine è collegato ad una condizione di stabilità, rassicurante e facile da gestire. Ma siamo proprio sicuri che sia un valore assoluto in tutte le circostanze? E siamo proprio sicuri che ciò che viene definito come ordine possa essere una condizione che facilita il cambiamento?

Per carità non esistono valori assoluti. Ad ognuno di noi è delegata l’organizzazione (o la disorganizzazione) della propria creatività e della propria capacità di elaborazione. Siamo portati a dosare adeguatamente l’uso della nostra fantasia e a saper discernere qual è il momento migliore per dare sfogo ai nostri istinti realizzativi più debordanti e qual è il momento di consolidare ciò che abbiamo realizzato fino ad ora.

Ma non riusciamo ad abbandonare il nostro ordine interiore.

Mai.

Questo proprio non lo accettiamo. Eppure raramente pensiamo che l’ordine possa essere una configurazione del nostro universo creativo che non fa altro che limitare le nostre possibilità di scelta e di inventiva. Una soltanto, contro infinite possibilità.

NO!!! Resistiamo e lo rifiutiamo. Ci fa impazzire.

Eppure il concetto di disordine, a voler banalizzare ogni ragionamento, è di una semplicità imbarazzante e non è neanche tanto innovativo.
Tanto per fare un esempio, la fisica classica, con il secondo principio della termodinamica, introduce il concetto di entropia.

L’entropia, di fatto, è una funzione che consente la misurazione del grado di disordine di un sistema termodinamico chiuso. E da questo punto di vista il secondo principio della termodinamica afferma – e ci perdonino i formalisti se non andiamo troppo in profondità –  in buona sostanza che il grado di disordine dell’universo, così come di ogni sistema ‘chiuso’, non può far altro che aumentare man mano che il sistema evolve.
E andando oltre, che l’ordine altro non è che una tra le infinite possibilità che ci offre il disordine !

La fisica classica ci dice, e preghiamo i puristi di continuare a perdonare i nostri sfregi alla scienza, che l’ordine non esiste.
L’ordine è una stringa che ancora i nostri pensieri ad una sola possibilità sulle infinite esistenti, l’ordine è una infinitesimale variante di tutto il meraviglioso disordine possibile.

L’ordine è freddo e statico, simbolo di un mondo che non ama cambiare, il disordine è la calda agitazione delle molecole di acqua che bolle in pentola.

L’ordine non vuole cambiare, il disordine può permetterci di cambiare e di non restare fermi, o perlomeno ci consente di pensare il cambiamento in un modo più naturale.

E dopo, se le nostre inquietudini saranno diventate troppo invadenti e presenti, se non saremo più in grado di gestire l’ordinaria amministrazione in maniera efficace e soprattutto se non avremo più la voglia o l’esigenza di cambiare, potremo tornare ad essere ordinati e meticolosi.

Dopo.

Post scriptum. Gli ordinati non ce ne vogliano, non si sentano esclusi o non alzino le barricate. Sappiamo che ci vogliono bene e noi vogliamo bene a loro, nonostante tutto. Tutto sta a sapere essere equilibrati e non crearci barriere o limiti quando vogliamo sperimentare nuove strade. Ci dispiace, sinceramente, per le loro scrivanie.

Il disordine varia le carte in tavola, ti fa trovare un cd su una pila di libri o la frase giusta nei panni ammucchiati. Chissà se avresti mai più sentito quel CD se fosse stato nel suo posto in bacheca in perfetto ordine alfabetico ?

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L'Autore

Massimo

Destrutturatore Pseudo Creativo. Mente deviante al servizio del codice. Amante del Mojito. Dorme poco la notte



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